«Everyone has the right to the freedom of opinion and expression; this right includes freedom to hold opinions without interference and to seek, receive and impart information and ideas through any media and regardless of frontiers.» (The Universal Declaration of Human Rights)
winner of the Free Press Facebook Award
Come è risaputo, in Cina, la dittatura non permette al popolo di conoscere le realtà del mondo che gli sta vicino. I cinesi, vivono in una società dove non sono liberi di esprimere il loro pensiero, non sono liberi di poter vedere il mondo che li circonda e quindi non sono nemmeno liberi di poter sentire la verità.
This design was inspired by classified documents of governments.
A heavily redacted heart with black ink is expressing a interference situation of freedom of opinion and expression.
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Questo design è ispirato dai documenti riservati dei governi. Un cuore di inchiostro nero pronto alla pubblicazione, ma fermato e reso "riservato", vuole esprimere il disagio per questa forte ingerenza nella libertà di opinione ed espressione
Nobody can exists without free informations - you can’t think, speak, hear or see something. Points who are important for a human being and all points who doesn‘t exist without free press.
The design shows a man without his head, waiting, unable to do anything. He has no identity. His justified claim: I want free press, please!
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Nessuno può vivere né pensare, parlare, sentire o vedere senza libertà d'informazioni: sono importanti per ogni essere umano. Senza la libertà di stampa queste azioni non hanno senso.
Questa opera raffigura un uomo senza testa che sta aspettando: è incapace di fare qualsiasi cosa. Non ha identità. Possiamo capire la sua richiesta: Vorrei libertà di stampa, per favore!
Not all "free press" actually is truly free. Often after the "free" articles, TV programs, influential, rich people cost reporting.
I presented our world as puppet-show. They tug at filaments and manage people, printing editions, telecasts...It takes a place in the whole world and in my country too.
At my work one filament is torn off. It is sign of freedom, real free press!
We will say "No" to "puppet-show"!
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Non ogni "stampa libera" è effettivamente libera. Molto spesso
gli articoli e i programmi televisivi cosidetti "liberi" vengono pagati da persone ricche.
In quest'opera ho rappresentato il mondo come se fosse uno spettacolo di burattini. Sono legati con fili che dirigono la gente, le edizioni, i programmi televisivi. Questo è quello che succede in tutto il mondo, e anche nel mio paese.
Nel mio poster uno filo è staccato. Questo è un segno di libertà, vera stampa libera. Simbolizza la gente che dice no allo spettacolo di burattini.
Le nuove piattaforme web 2.0 rapide, leggere, intuitive offrono un canale gratuito di informazione, condivisione ed espressione che non ha precedenti. La rapidità e la sfrontatezza di un cinguettio fanno crollare gli attempati costumi della comunicazione tradizionale legata ad editori, politica, inserzioni pubblicitarie.
Walls and bars are natural barriers and occasional prisons although my concern is about non-material prisons such as freedom of expression. That's why the poster is in reference of someone whose eyes are being covered so as its mouth. Nevertheless bars compose the background and shape up your identity.
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Muri e sbarre sono intesi generalmente come barriere o prigione. Nel mio caso però si tratta di una barriera non materiale: la mancanza della libertà di espressione. Per questo motivo il mio manifesto fa riferimento a qualcuno di cui sia gli occhi che la bocca sono coperti. In più, il fondo è composto di sbarre, e da queste sbarre prende forma l'identità rappresentata.
Sintetizzare i concetti, oggettivarli in maniera da poter suscitare una reazione del pubblico a cui l’opera fa riferimento, snaturare il significato delle parole, sciorinare un pensiero semplice ed immediato che vuol essere uno sfogo, una protesta, un’espressione, e convogliarne il messaggio verso una presa di coscienza. In questo contesto, grazie ad un gioco di parole, il fruitore è invitato a soffermarsi su una curiosa assonanza: il termine “exPress”, ovvero “esprimere”, comunica un desiderio, un bisogno primordiale d’ogni essere umano, una necessità politica, sociologica, affettiva, artistica, etica, culturale. Un concetto del quale ciascuno tra il pubblico può riconoscersi rivendicatore, nel momento in cui la possibilità d’espressione viene meno a causa di una stampa strumentalizzata da fazioni, idee o opinioni diverse da quelle proposte da chi desidera esprimersi. Una stampa che esula vertiginosamente da quell’ idea antica quanto condivisa di libertà d’espressione, una nuova stampa additata qui come una “ex-press”, una “ex stampa” complice di censura. Siamo dunque liberi d’esprimerci? Può veramente esserci “espressione” con una “ex stampa”? L’ambivalenza semantica di “exPress” descrive l’umana attitudine stroncata dai limiti e dai divieti di una stampa, che seleziona ed occulta. La scomparsa dei fatti segna, nella nostra era, anche la scomparsa di una pluralità di opinioni, e proprio grazie a questa mancanza l’espressione viene di conseguenza canalizzata in un unico modo di rappresentare e vedere il mondo. Non solo non siamo liberi di esprimerci, quindi: in questo modo ci viene negato persino il diritto di pensare.
Pensando a questo progetto volevo mostrare in modo semplice, comprensibile e con un pizzico di ironia il modo in cui i testi sono trattati, come molte parti di essi sono tagliate e mai pubblicate a causa di molte ragioni, politiche, religiose o per convinzioni sociali. Quindi scolapasta vuole essere in un certo qual modo una metafora.
Tutto ciò che ci circonda, dagli spot in tv, i cartelloni pubblicitari in strada, i depliant, le promozioni in radio, è sempre accompagnato da note che spesso cambiano l'idea che ci facciamo su ciò che vediamo o sentiamo. Note che vengono scritte sempre troppo in piccolo, dette troppo velocemente, che cercano di passare inosservate facendoci credere così che è tutto un'occasione, tutto utile, tutto positivo. E' quello che succede con la stampa, che si fa chiamare libera ma che in realtà ha anche quella troppo spesso la parola "libera" accompagnata da un asterisco non visibile, da note che non ci è possibile leggere o sentire. Che non ci rivelano che spesso le notizie non corrispondono alla realtà oppure mostrano solo una parte di essa.
La libertà di stampa c'è in Italia, ma probabilmente mancano i giornalisti e i lettori pure. Le notizie vengono pubblicate, anche se in modo marginale per quanto riguarda i problemi del paese. Io vivo a Londra da 5 anni e mi accorgo dell'immagine che abbiamo all'estero, ma ne sento il peso solo quando torno a casa e leggo i giornali o guardo la tv. L'informazione è morbida e non disturba e tra le belle donne e il cibo del giorno sembra che i problemi passino tutti in secondo piano. Per questo ci vorrebbero di nuovo i giornalisti e i lettori pure, per svegliarsi da questo letargo che dura da troppo tempo.
The concept of the "Don't talk" piece is to create a reflection around the freedom of speech. Traffic lights are a way for government bodies to regulate traffic flow. People have to abide by it.
In countries where there is no or little freedom of speech, I imagined a physical sign that people have to abide by just so that people ca see/understand what it would be like if their 'word flow' was also controlled by a government body.
In the background, I typed the Article 19 of the Universal Human Rigths Declaration as a reminder of the freedom of speech for all humans.
The freedom of speech was typed in green because the green light allows people to talk whereas the red would not.
I wanted to keep the concept to a minimum and for it to be universal enough for as many people - throughout the world-as possible to understand.
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Il concept dell'opera intitolata "Don't talk" è di creare una riflessione sulla libertà di parola. L'amministrazione pubblica regola il flusso del traffico tramite il semaforo. La gente deve rispettare questa regola.
Pensando a certi paesi dove non c'è oppure c'è poca libertà di parola,
ho immaginato come sarebbe fatto un vero e proprio "segnale fisico" che controllasse il flusso delle parole della gente.
Sullo sfondo ho trascritto l'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per ricordare a tutti quanti l'importanza della libertà di parola. Ho scelto di scriverlo in verde perché questo colore "permette" di parlare, mentre il rosso lo "proibisce". Volevo rappresentare il mio concetto con il minimo necessario, ma in un modo universale così che le persone di tutto il mondo potranno capire il messaggio.
Compito della censura è quello di nascondere o non rendere visibile quello che altrimenti sarebbe noto a tutti, minando quel diritto fondamentale che è la libertà di espressione. Ho voluto esprimere questo concetto rappresentando un alfabeto italiano (universalmente riconosciuto) in cui, a primo impatto sembra tutto perfetto...ma in una seconda analisi, più attenta si nota che manca qualcosa. In un ambiente in cui la libertà di espressione non è uno dei diritti fondamentali, si cerca di nascondere alcuni aspetti, pensieri, opinioni, idee... altrimenti note a tutti. Proprio come in quest'alfabeto, inizialmente sembra tutto OK... poco poco noti che qualcosa non va, successivamente capisci che qualcosa è stato occultato in maniera sottile e indiscreta.
Free Press will remain open until June 13th 2010, from thursday to saturday, from 4 p.m to 7 p.m. We are looking forward to seeing all of you!
(more on pag. Multiseum)
The group 'Graphicplayers' is a team of young creatives working in the area of the Region Friuli Venezia Giulia, Italy. We propose to organise exhibitions and events to support young creatives and to introduce them as an artists in our territory.
(more on pag. The Team)
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